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ULTIME NATE A SUD

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Non c’è crescita dove non c’è cultura.
Ed in quest’ottica, incontriamo Mario Cunsolo, giovane scrittore catanese che presenta
e promuove su Nati a Sud il suo primo libro ” In fondo Sono Buono”

Classica domanda di rito, vista anche la tua giovane età, come nasce la passione per la scrittura
 
-La mia passione per la scrittura è sempre stata radicata in me, camminando di pari passo con quella delle arti figurative. Già da piccolo, inizavo a disegnare fumetti, con tanto di storie inventate, dunque un connubbio tra le le arti. Mi sbizzarrivo a far parlare i miei personaggi, a dargli una loro personalità, un loro spessore. Più Tardi, la mia passione per i fumetti è continuata, tanto che ho realizzato qualche lavoro, tramutandosi poi in vignette saritiche che realizzavo per conto del giornale della mia facoltà. Il passo successivo è stato proprio quello di scrivere articoli per il medesimo giornale e…prendendoci poi gusto scrivendo racconti e poesie.

In Italia si legge poco e si comprano sempre meno libri, pare che il multimediale abbia superato il cartaceo, insomma libro o Ebook?

 Io personalmente preferisco il libro, ma indubbiamente l’ebook trascina il lettore in una nuova dimensione di comodità. La tecnologia semplifica la nostra vita, ed è una cosa meravigliosa, anche se non dobbiamo mai dimenticare che le sensazioni della carta sono uniche. I giovani autori devono abbracciare le nuove tecnologie, perchè è grazie a loro che potranno un giorno essere sempre più presenti tra i lettori e soprattutto più liberi di muoversi ad un ampio raggio senza limitazioni. E’ grazie alle moderne tecnologie e all’uso assorto che ne ho fatto che sono riuscito a farmi conoscere come autore e a far parlare del mio libro.

Questo racconto rappresenta la tua prima esperienza letteraria, animata da passione e buoni propositi, ritieni che tutto ciò possa tramutarsi in reale “occupazione”

 – Potrebbe, ma…bisognerebbe avere un successo di critica e di pubblico non indifferete, il che non è semplice. A volte anche opere molto valide vengono snobbate dalle case editrici o da concorsi letterari, non valutando e investendo appieno su opere che magari hanno grandissime potenzialità, e questo è un ostacolo per un giovane autore che vorebbe invece un riscontro più oggettivo sul suo lavoro.

 Il protagonista del tuo libro, rappresenta lo stereotipo di una “certa tipologia” di trentenni…Quanti Willy Rapisarda hai incontrato e quanti sono stati per te fonte di “ispirazione”

 Willy Rapisarda rappresenta una parte di quei giovani catanesi e non, che amano un certo stile di vita, allontanando responsabilità e progetti che a loro avviso sono molto tediosi. E ‘ la sindrome di Peter Pan in tutto e per tutto che prepotentemente si impossessa di loro, in più, la situazione di precarietà nel lavoro e gli studi interminabili, due fattori tipici del sud Italia, incrementano e a volte giustificano tale condizione. Nella mia vita di Willy Rapisarda ne ho incontrati tantissimi, e mi stanno addirittura più simpatici dei trentenni già arrivati e responsabili, ma è una simpatia che puoi condividere in ambienti circoscritti: la festa, il pub, i locali notturni. Oltre, molte cose diventano off-limit. Sarebbe bello essere una via di mezzo, un pò Peter pan e un pò uomo adulto reponsabile, un connubbio perfetto. E’ ciò a cui tendo io, inglobare in me entrambi gli aspetti. Ad ogni modo il Primo Peter Pan che ho incontrato nella mia vita è stato Mario Cunsolo, con lui mi sono divertito da matti, ci sentiamo ancora, e lui di tanto in tanto mi fa una visita.

 Grazie Mario per la chiacchierata ed in bocca al libro…

Denis D’Ignoti

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